Sette minuti dopo la mezzanotte e Orecchie…al cinema

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Voglia di cinema! I consigli di Massimo Arciresi

Sette minuti dopo la mezzanotte (A Monster Calls, GB/Spagna/USA, 2016) di J.A. Bayona con Lewis MacDougall, Felicity Jones, Sigourney Weaver, Toby Kebbell
Un film di (dura, forse troppo) formazione travestito da fiaba minacciosa che sta passando inosservato. Lo sceneggiatore Patrick Ness (la fonte è un suo romanzo) e il regista Bayona ne fanno una robusta parabola, oltre che uno spettacolo maestoso (perlopiù grazie all’albero semovente – in originale doppiato da Liam Neeson, presente pure… – che appare al piccolo protagonista). Tiranneggiato a scuola e affranto dal cancro della madre, Conor (il perfetto MacDougall) si rifugia inconsciamente in una visione notturna (non esclusivamente, ulteriore dettaglio da notare), quella di un mostro legnoso che prende vita dal tasso antistante casa sua. La creatura pretende che il ragazzo ascolti tre storie anticonformiste e, in cambio, gliene racconti un’altra. Una strana terapia per sviscerare, accettare, reagire.

 

Oppureorecchie

Orecchie (Italia, 2017) di Alessandro Aronadio con Daniele Parisi, Silvia D’Amico, Rocco Papaleo, Pamela Villoresi
Supplente moderatamente frustrato ed eloquentemente privo di appellativo si desta con un fischio nei timpani e il disorientamento causato dal biglietto comunicante la morte di un certo Luigi. Il senso di sbando cresce con i successivi, stranianti incontri con suore, vicine, medici, parenti, amici, potenziali datori di lavoro… Aronadio gira in elegante bianco e nero e in un formato che si allarga impercettibilmente, mentre il protagonista (l’inedito e valido Parisi) si adegua alla follia circostante. Evoluzione delle commedie di Duccio Camerini (c’è pure Wertmüller) dagli intenti simpaticamente pirandelliani.

 

Voglia di cinema! La frase della settimana

«La cosa più importante è il futuro di mio figlio.» Il politico relativamente cinico Richard Gere prova a ragionare nel salottino di un lussuoso ristorante insieme alla giovane moglie Rebecca Hall, all’instabile fratello Steve Coogan e alla gelida cognata Laura Linney a proposito delle azioni delittuose commesse dai loro figli adolescenti nell’inquietante ma non ben realizzata trasposizione (da Herman Koch) The Dinner (id., USA, 2017) di Oren Moverman.

 

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