Virtua(lo)lity – La Lolita di oggi

lolita

L’era tecnologica ha prodotto una Lolita virtuale, che vive nelle chat d’incontro, in alveari cibernetici, costruiti appositamente per l’esibizione di sé, o quanto meno dei propri sé corporei

 

Dott.ssa Marina Li Puma*

Chi di noi non possiede nel proprio bagaglio mnestico-letterario l’immagine di quella sinuosa e birbantella demonietta, che provocatoria e maliziosa nell’essere, riuscì a piegare la psiche, la volontà e l’intera personalità del protagonista maschile del romanzo di Nabocov, Lolita.
Ninfetta seduttiva, sogno erotico proibito dell’uomo maturo, diventa un’ossessione, l’obiettivo di tutta una vita, movente esistenziale che si erge al di là del bene e del male. Si, questa è la Lolita letteraria, più volte rappresentata anche cinematograficamente, ma l’era tecnologica ne ha prodotto un’altra…una Lolita virtuale, che vive nelle chat d’incontro, in alveari cibernetici, costruiti appositamente per l’esibizione di sé, o quanto meno dei propri sé corporei, ingordi di occhi ingordi, esploratori e continuamente in cerca di nuovi inneschi per un desiderio che molto spesso si accontenta più di scenari fantastici, che di esperienze concrete. Il risultato è una vasta scelta di ragazzine dall’età più varie, dai quattordici in sù, che si dilettano a fotografarsi in bagno, nella propria cameretta(magari anche con i peluches sul letto ed il crocifisso come capezzale), ed in qualunque altro luogo della casa, con abiti succinti,o in completino intimo, ma ,se è il caso, denudandosi totalmente, con un unico grande vero scopo, di cui ovviamente non sono neanche consapevoli:quello di esistere. Sembrano alla spasmodica ricerca di qualcuno che le “guardi”….. probabilmente alla base vi è un forte vissuto di trasparenza e lo sguardo di qualcun’altro regala, per quanto breve, un piccolo ed effimero momento di consistenza.

Il problema è che chi fonda la propria forza sugli occhi dell’altro, non si è accorto che è già diventato uno “spettro”…. In parte è proprio morto e si limita a galleggiare senza scopo e direzione in un meraviglioso paradiso silenzioso, in cui però ciò che regna è soltanto il “nulla”. L’unica regola vigente è mettere alla prova il proprio potere seduttivo e captativo, dimenticandosi di sé come persone, come individui e come soggetti capaci di essere, appunto, “globali”, nell’era della globalizzazione. L’immagine e l’immaginazione smettono ,così, di essere di supporto per elaborazioni intellettive più complesse e diventano comode strade principali per giungere alla soddisfazione di bisogni forti, bisogni che muovono le azioni, all’interno di una cornice di false emozioni.
A conferma di ciò è possibile considerare anche le autodescrizioni che queste ragazze pongono a fianco delle proprie foto; quasi tutte hanno come sogno nel cassetto, quello di diventare parte integrante del mondo dello spettacolo, visto, probabilmente, come panacea riempitiva per tutte le profonde lacune della propria identità. Questo, ovviamente, non è un attacco alle velleità artistiche che a ragion veduta possono portare alla popolarità, l’analisi è piuttosto sugli obiettivi di vita che fungono più da “farmaco” per i propri dissesti personali e non congrue mete rappresentative e realizzative del proprio sé. Di sicuro per meglio comprendere il fenomeno delle lolite virtuali andrebbe valutato il  loro contesto di crescita, il background socio-familiare, i bagagli interpersonali acquisiti e tutto ciò che è venuto a mancare in quelle cruciali fasi evolutive, in cui il “rispecchiamento”amorevole da parte degli “altri” significativi, costituisce la pietra fondativa del nostro senso di potere personale e della nostra sicurezza interna.
E’ questo il sano senso dello sguardo altrui che ci accompagna per tutta la vita, lo sguardo che ci rimanda che esistiamo,quel contatto oculare primordiale e benefico,  imprescindibile per imparare a stare nel mondo senza l’ausilio del  monitor.

*Psicoterapeuta

 

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