Laurea e lavoro: perché i giovani laureati non trovano subito occupazione

Business students attend a lecture at the Aula Magna auditorium at the Stockholm University on October 30, 2012. Stockholm University has over 36,000 students at four faculties, making it one of the largest universities in Scandinavia.    AFP PHOTO / JONATHAN NACKSTRAND        (Photo credit should read JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

Il mondo del lavoro cambia continuamente e il sistema universitario italiano rimane fermo al modello che andava bene un secolo fa. Laurea e lavoro: perché i giovani laureati non trovano subito occupazione

 

di  Nicola Guarino*

Vorrei esprimere, con gli occhi di un giovane che ha vissuto in pieno il mondo universitario e che si è imbattuto con la cruda realtà lavorativa, la causa principale per cui la maggior parte di giovani laureati non trova subito occupazione.

Ma prima voglio raccontarvi una storia…

L’altro giorno, parlando del più e del meno con il mio amico Marco, uscì fuori un episodio piuttosto curioso, che riflette uno dei principali limiti dell’Università italiana. Marco è figlio di un noto architetto Palermitano, e fino a qualche anno fa, era anche un giovane studente di architettura che voleva iniziare a studiare per poi prendere in mano le redini dell’attività creata dal padre.
A differenza della maggior parte dei suoi colleghi, aveva la fortuna di tornare a casa e applicare insieme a suo padre tutto ciò che giornalmente studiava, quindi poteva avere un riscontro pratico immediato.
Tuttavia, quello che puntualmente notava erano le diverse soluzioni del padre, che smontava e rinnegava gran parte di tutto ciò che lui da buono studente universitario gli proponeva, facendogli notare come tutto ciò era ormai superato e che esistevano sistemi più aggiornati e utili per soddisfare certe richieste. Marco, per sua fortuna, non è una persona che di fronte a un’autorità (se così vogliamo definirla), quale può essere un professore universitario, rimane zitto e annuisce ammiccando un finto sorrisino. Quindi un giorno, nel bel mezzo di una lezione, alzò impavido la mano, prese la parola e disse:

“Professore, ma mi spiega perché continua a raccontarci queste cose? Perché continua a dirci che bisognerebbe fare così, quando ormai questi modi di operare sono superati e ci sono sistemi più moderni” .

Il professore, turbato e sorpreso da tale affermazione, rispose:

“Perché siamo all’Università e questo è il programma. Lei probabilmente lavora già in qualche studio di progettazione o magari avrà qualcuno che le ha detto queste cose, il che mi fa piacere. È fondamentale per voi fare pratica dopo la Laurea, ma sappiate che all’Università si studiano prettamente modelli concettuali, nozioni e via dicendo. Poi, se lei è già avanti può farmi solo piacere, ma mi lasci fare serenamente il mio lavoro.”

Marco, dopo questo episodio, abbandonò l’Università perché non voleva più far parte di un sistema simile.giovani-lavoro

La sua decisione, ovviamente personale e più o meno discutibile, è sicuramente drastica, però ho raccontato questo per fare capire ancora meglio che se uno studente non ha la fortuna di avere qualcuno che gli dica come stanno realmente le cose, si laurea magari con il massimo dei voti e poi, quando inizia a lavorare, deve ricominciare a formarsi quasi da zero, annullando certe convinzioni e conoscenze che negli anni si era fatto.
Io non sono uno che vede nella tanto famigerata crisi il vero problema.
Conosco tantissimi ragazzi (e io per primo sono uno di questi) che vengono sommersi giornalmente da proposte lavorative e conosco tantissimi imprenditori e professionisti che cercano collaboratori validi e fanno fatica a trovarli. Come mai?
Semplicemente perché il mondo del lavoro cambia continuamente e il sistema universitario italiano rimane fermo al modello che andava bene tanti anni fa. L’Università spesso prepara migliaia di studenti a professioni che ormai non esistono più, riempiendo di speranze fondate sul nulla la testa di questi baldi giovani. La formazione universitaria è prettamente accademica e oggi il mercato del lavoro richiede altro. Viviamo in un mondo ‘liquido’, in cui la libertà batte la sicurezza.
I contratti a tempo indeterminato sono spariti, le assunzioni statali sono drasticamente diminuite e prima ne prendi atto, prima agisci di conseguenza.
Data l’evidente restrizione economica, le aziende, i professionisti e gli imprenditori hanno bisogno di gente che fin dal giorno 0 inizia a lavorare, sapendo ciò che fa e risolvendo un problema concreto e specifico.
Oggi la teoria perde miseramente di fronte alla pratica (questo ovviamente non sminuisce l’importanza della teoria), quindi più sai fare cose concretamente e meglio è. Il mercato del lavoro ha bisogno di meno teorici e più “professionisti”, competenti e preparati.
Le azienda hanno bisogno di “risolutori di problemi” e se sei uno di questi non faticherai neanche un giorno a trovare nuove opportunità lavorative.

Che ti piaccia o meno, questo è il mercato del lavoro in Italia (e ti assicuro che è pieno di opportunità), quindi se vuoi rimanere qui, non ti rimane che adeguarti e laurearti il più velocemente possibile per iniziare a lavorare subito (magari all’inizio volontariamente gratis), sviluppare competenze concrete e farti trovare pronto per i mestieri di oggi.

*Co-fondatore di Appunti Condivisi – Specifici per la Tua Università, Facoltà e Corso di Studi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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