La Pasqua in Sicilia è dentro i siciliani

Pasqua in Sicilia

C’è un unico filo conduttore che rende la Pasqua in Sicilia un evento unico: è la partecipazione emotiva del popolo, che va oltre le tradizioni, la fede, le usanze

 

di  Luca Licata

La Pasqua in Sicilia ha dato origine a innumerevoli manifestazioni, in cui, tra sacro e profano, si fondono i momenti più significativi della Passione, della Morte e della Resurrezione di Gesù Cristo in una serie di riti che nell’Isola vede un’ampia e attiva partecipazione popolare. E’ proprio il popolo che, attraverso una sequenza alternante di emozioni e sentimenti, dona un carattere unico e suggestivo all’intera celebrazione.
Questi antichi riti hanno una complessità di significati e simbologie legate alle numerose dominazioni, come quella spagnola tra il Sedicesimo e Diciassettesimo secolo, ma anche ai contenuti teologici della religiosità controriformista o, ancora, tracce di cultura bizantina, che richiamano a riti, ancora più antichi di una tradizione Mediterranea, antecedenti allo stesso Cristianesimo.
E così, nei vari centri dell’Isola, le diverse manifestazioni si caratterizzano per la grande varietà che assumono, rappresentando proprio l’elemento peculiare di quella specifica comunità.
A prescindere dalla variabilità, comunque, si rintracciano molti elementi comuni. Partiamo dalla processione della Domenica delle Palme. Nelle linee generali, questa ricorrenza è comune al resto della Penisola, ma in Sicilia, emerge una serie di elementi e raffigurazioni che richiamano al teatro tardo medievale. Durante la processione, in quasi tutti i paesi della Sicilia, si utilizzano i ramoscelli di ulivo e foglie di palma intrecciate e addobbate. A tale scopo vengono coltivati alcuni esemplari di palma da dattero o altre varietà che nell’Isola non hanno mai dato frutti. Questi rami vengono conservati tutto l’anno per tenere lontano le disgrazie.

Durante i primi tre giorni successivi alla domenica delle Palme, in tutta la Sicilia si svolgono processioni organizzate dalle varie Confraternite durante le quali si portano in giro le statue dei Santi che vengono, poi, integrate nei riti della Settimana Santa.

Il Giovedì santo, invece, si caratterizza in tutti i centri dell’Isola per i Sepolcri. Si tratta di allestimenti all’interno delle chiese durante le ore dell’adorazione. L’elemento particolare più caratteristico è la presenza negli altari di vasetti con germogli di grano fatti crescere al buio, i cosiddetti ‘lavureddi’, cioè piccole messi, che sembrano risalire ad antiche tradizioni elleniche. Sempre durante il giovedì Santo si  svolge il rito del lavaggio dei piedi degli Apostoli e la rappresentazione dell’Ultima Cena.
Il Venerdì Santo, invece, è caratterizzato dalla processione del Cristo Morto; una silenziosa, lunga e lenta processione che sembra non finire mai, caratterizzata dalla presenza non solo del Crocefisso o del Cristo morto adagiato su di una lettiga o in un’urna di vetro, ma anche dalla Madonna Addolorata. In molti luoghi della Sicilia, questo evento si svolge al Calvario, un elemento sacro comune a tutti i paesi.
In molti luoghi della Sicilia, la processione è preceduta o seguita dalla processione della ‘Cerca’, in cui il simulacro della Madonna cerca Cristo a volte inutilmente, a volte incontrandolo. Processione

La sera di Pasqua alla statua della Madonna Addolorata viene messa sul capo la corona che porta durante l’anno, ma che viene tolta il venerdì Santo come segno luttuoso per la morte del Figlio. La notte del sabato Santo è prevista la ‘calata ‘a tila’, rito che prevede l’improvviso disvelamento del presbiterio durante la Veglia della notte di Pasqua al pronunciamento del Gloria  per rappresentare e mostrare in modo figurato il Cristo Risorto.
Il giorno di Pasqua, intorno a mezzogiorno, avviene il tradizionale Incontro tra Maria e Gesù Risorto, popolarmente detto ‘La Giunta’ .

Ma ecco che alla Resurrezione, quando si ‘sciolgono le campane’, i fedeli di colpo si allietano e gioiscono, sentendosi liberati da un senso di colpa. La Domenica di Pasqua è un giorno di grande festa per celebrare il Cristo Risorto e si presenta con simboli di abbondanza. E la fertilità della terra che rimanda alla gioiosa fertilità della donna.
A Pasqua ogni siciliano si sente, non solo uno spettatore, ma un attore prima dolente e poi esultante per un mistero che, in fondo, rappresenta  la sua stessa esistenza fatta di dolore per la morte interiore e di gioia per la rinascita dello proprio spirito.
Il tempo dell’evento è quello della Primavera, la stagione della metamorfosi, come la natura stessa del rito nel quale il bene lotta contro il male. Sono presenti l’Inganno, il Dolore e il Trionfo, ossia la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo.
Accanto a queste affinità, esistono infinite sfumature che rendono diverso l’evento liturgico più importante: particolari celebrazioni, emozionanti scenografie, originali e fantastici costumi che indossano le antiche confraternite, ma anche pellegrinaggi, cortei di uomini e di animali bardati o, ancora, il suono delle campane prima mute per il lutto, e poi gli scampanii assordanti a comunicare la Resurrezione. Insomma, occorrerebbe viverle una ad una tutte le manifestazioni pasquali in Sicilia.
Ma c’è, comunque, un unico comune denominatore: la partecipazione del popolo che vive la Passione come se la tragedia di Cristo fosse un lutto di famiglia. Il lutto della chiesa è il  lutto dell’intera comunità siciliana.
Forse è questa la vera caratteristica della Pasqua siciliana: il coinvolgimento emotivo dell’intero popolo siciliano.

Vivere la Settimana di Pasqua in Sicilia significa vivere la tradizione e scoprirne i contenuti antropologici partecipando, nel contempo, di quel modo commosso e condiviso di rendere la religiosità che da sempre è caratteristica e orgoglio del popolo siciliano.

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