La cucina degli immigrati in Italia

gastronomia straniera

La cucina italiana è diventata un patrimonio internazionale. Qui, il numero di immigrati nel settore gastronomico sta superando quello degli italiani. Vediamo come evolve la cucina degli immigrati in Italia

 

di  Luca Licata 

Quello della ristorazione è uno dei settori più avvinti alla tradizione e più rappresentativi dell’identità nazionale di un popolo.
Il cibo indica appartenenza, legame profondo con le proprie origini e con la propria etnia. Chi si trasferisce in un paese straniero tende sempre a conservare qualcosa della propria cucina e trasferirla agli indigeni del paese di accoglienza. Se questo viene fatto in Italia, che è sempre stata la culla della cucina internazionale, il mix gastronomico internazionale è fatto. L’Italia è, infatti, un paese capace di assorbire, di inglobare e di fondersi con le altre culture gastronomiche. Questo scambio di sapori è stato continuo nel corso dei secoli. Così come continua è stata la crescita dei settori gastronomici dove gli stranieri si sono affermati.
La cucina italiana è diventata, infatti, un patrimonio internazionale. Qui, il numero di immigrati nel settore gastronomico sta superando quello degli italiani.
Prevalentemente, la loro presenza è composta, sempre più spesso, oltre che da lavoratori non qualificati, da cuochi asiatici o africani. Così, mentre i giovani italiani con forti ambizioni nel settore cercano il successo all’estero, in loco, aumentano gli chef, i pasticcieri e i fornai d’oltremare.cibo_cinese

Insomma, è il caso di dire che, ormai, pure le cucine tipiche parlano straniero. Sempre più spesso, infatti, laddove si susseguono pietanze e vini tipici locali, a indossare le ‘toque blanc’, troviamo giovani promesse, provenienti da tutte le etnie mondiali. Questo fenomeno, altro non è che lo specchio di una società che cambia e sempre più rivolta verso la globalizzazione culturale.
Quindi, nell’intero settore, oggi, gli immigrati spopolano. Secondo dati forniti dalla Camera di Commercio, come accennavamo sopra, siamo addirittura vicini al sorpasso. Questi dati, però, vanno letti in una chiave di lettura globale e non parziale. Infatti, risultano reali soltanto se consideriamo che gli stranieri affollano prevalentemente i posti di livello più basso, le cui mansioni richiedono orari più lunghi, occupazioni più faticose e retribuzioni inferiori. Tutte condizioni che gli stranieri sono più predisposti ad accettare.
Ma noi, dobbiamo volgere lo sguardo sul nuovo trend, che ci mostra la scalata da parte degli stranieri alle posizioni più alte della scala. Sempre più spesso cuochi, pizzaioli, gastronomi sono originari di paesi lontani.
Molte regioni d’Italia hanno promosso numerosi progetti volti all’inserimento sociale e lavorativo degli immigrati attraverso la cucina. In particolare, in Sicilia e Calabria, dove l’integrazione viene incentrata sulla cucina, che rappresenta un valido strumento di scambio culturale. Attraverso l’arte culinaria, si riesce a creare un ponte tra identità diverse, superando pure le difficoltà di comunicazione verbale.

 

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