Donne sindacaliste: un valore di genere

donne e sindacato

Ruoli sempre più apicali per le donne nei sindacati italiani, per affermare una parità di opportunità dopo la parità di diritti. Ne abbiamo parlato con due donne sindacaliste siciliane: Caterina Vitale e Francesca Artista

 

di  Clara Di Palermo

“Lo sciopero dell8 marzo sarà una manifestazione per far vedere le donne tutte insieme: casalinghe e lavoratrici, giovani e meno giovani, lesbiche ed etero. Per dimostrare che qualsiasi società, senza il lavoro delle donne, in casa e fuori casa, non riesce a vivere, non riesce ad andare avanti”.

Francesca Artista, segretaria regionale della Fisac Cgil Sicilia, e Caterina Vitale, responsabile del coordinamento donne Fisac Cgil Palermo, sono due donne forti, simpatiche, decise, che hanno deciso di lavorare per il sindacato.

La manifestazione dell8 marzo che obiettivi si pone ?Caterina Vitale e Francesca Artista
“Voglio premettere che questa manifestazione comporterà delle conseguenze per gli uomini, nei luoghi di lavoro come a casa – dice Caterina Vitale -, perché se una donna incrocia le braccia l’uomo dovrà svolgere anche i suoi compiti: a casa, ad esempio, dovrà accudire i figli. L’obiettivo è di carattere etico e culturale, non è più possibile continuare così: se le nostre vite non valgono nulla,  per cui si arriva anche a essere ammazzate, allora noi ci fermiamo e mandatelo avanti voi questo mondo!”.

Il tutto ha una valenza: tenere accesi i riflettori su ciò che le donne ancora oggi subiscono tra “lavori non scelti, posizioni non dichiarate, dimissioni in bianco, tutte quelle violenze – continua  la Vitale – che, anche non essendo fisiche, sono da denunciare. E il sindacato deve tenere alta l’attenzione”.

Il vostro settore è molto esposto in tal senso?
“Sì, quello assicurativo e bancario è molto esposto – risponde Francesca Artista -,  soprattutto nella filiera dell’appalto, dove ultimamente chi vi lavora si è trovata catapultata improvvisamente nel medioevo: ci sono aziende dove sono state fatte saltare le garanzie minime dei diritti. Filiere piccolissime dove il controllo della persona è fortissimo e quindi la difficoltà a far valere diritti elevatissima”.

Stando a quanto raccontano la Artista e la Vitale, il rischio, soprattutto tra le giovani, è l’isolamento perché dietro a carte degli intenti ed etiche si celano situazioni striscianti terribili.

“La supremazia di ruolo – dice la Artista – ultimamente è esasperata dal risultato atteso a tutti i costi: io, capo, ti costringo a vendere un prodotto  solo perché questo mi porta risultati utili, e si innescano meccanismi perversi. Abbiamo registrato casi in cui si tenta di dare addosso a una collega, di screditarla, pur di acquisire il portafoglio clienti della stessa, professandosi più capace di fronte al dirigente”.

Comportamenti che nulla hanno a che vedere con la consapevolezza di sé e delle proprie capacità ma che interpretano malamente l’emancipazione femminile, “anche se questi – precisa la Vitale – sono comportamenti che appartengono alla persona e non sono esclusiva della donna”.

Una donna alla guida di unazienda è un plusvalore economico?
“Abbiamo sempre curato, negli anni – dice la Artista -, la consapevolezza di un valore aggiunto rappresentato dalla presenza delle donne nell’economia e nell’organizzazione di un territorio. Affidare ruoli apicali alle donne rappresenta senz’altro un plusvalore economico: un’azienda gestita da una donna produce di più rispetto a un’azienda gestita da uomini”.

Hanno ancora senso le rappresentanze sindacali nellodierno mondo del lavoro?
“Oggi ancora di più per l’estrema frammentazione, le persone solo sole.  Si registrano troppo isolamento e frammentazione nei luoghi di lavoro, oltre a forme di competizione – dice Francesca Artista -. Il sindacato è la forza delle persone che da sole sono deboli, persone che bisogna tenere unite. Con tutti i limiti e le contraddizioni che il sindacato sta incontrando: il sindacato, del resto, nasce dal mettersi insieme per difendersi. Quello che è in crisi, oggi, a mio avviso, è la credibilità, perché molti lo fanno come mestiere, e come mestiere non ha più il profilo di credibilità. Non c’è niente di peggio, perché poi sembra di essere autoreferenziali. C’è bisogno di una grande operazione di credibilità”.

“Vorrei aggiungere – conclude la Vitale – che abbiano notato ultimamente un eccessivo individualismo che porta a non considerare importante l’aggregazione sindacale. Ma i fatti, poi, hanno dato la risposta: chi la pensava in quella maniera si trovava da solo. Ma ha dovuto ricredersi perché ci sono stati accordi che il singolo non avrebbe mai ottenuto”.

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