Ricettività sempre più alternativa

Secondo dati Istat, che registrano un +3,3 per cento, il settore extralberghiero è in continua  crescita. Tutto ciò che è stato fatto sino a ora, però, non basta. Occorre un intervento più significativo del governo

 

di Daniela Giardina*

E’ innegabile che nell’ultimo trimestre di quest’anno, il comparto extralberghiero ha registrato un trend in crescita. Gli ultimi dati Istat, infatti, hanno rilevato un +3,3 per cento, evidenziando quanto il settore sia in espansione.

Le ragioni di questo successo sono molteplici, non ultima la crisi economica che dirotta gli ospiti, sia italiani sia stranieri, verso B&B e case per vacanze. Bisogna sottolineare, però, che  da sempre gli stranieri amano trascorrere le proprie vacanze in  villa o in case indipendenti per potere  stare insieme alla propria famiglia e  rilassarsi in libertà,  mentre per gli italiani, la tendenza a trascorrere le proprie vacanze in villa o in appartamento è molto più recente. Siamo passati dal villaggio vacanze tutto incluso all’appartamento/villetta che  permette di fare comunque le vacanze…,  ma in economia.

Ecco, quindi, che i proprietari di villette, seconde case prima affittate da giugno a settembre  per la famosa ‘villeggiatura’, oggi si ritrovano a doversi aggiornare, utilizzando mezzi di comunicazione come il web, per poter affittare a settimana o a mese le  proprie abitazioni altrimenti sfitte, data la pesante crisi economica.

Da qui, la protesta di chi lavora nel settore della ricettività tradizionale, che ‘marchia’ come evasori  chi invece cerca di mettere  a frutto i propri beni. Esiste, comunque, una legislazione in merito all’affitto di immobili che prevede la ‘casa vacanze’,  strutturata come impresa,  che segue le regole previste per l’impresa turistica munita, quindi,  di Partita IVA, prevedendo  l’affitto tra privati  il cui rapporto economico viene regolamentato da un contratto di locazione, appunto, tra privati per unità abitative ammobiliate a uso turistico (ai sensi dell’art. 1 comma 2 lettera C, legge 431 del 9-12-1992).  

Proprio in questi giorni, è saltata fuori una proposta di legge da parte di un senatore grillino che proponeva un eventuale tassazione sul costo dell’affitto alla fonte e cioè da parte delle società americane, olandesi  che commercializzano le strutture. Forse, a tal propostito, bisognerebbe riflettere su qualcosa di diverso.

Per i  B&B., invece, si apre  un capitolo a parte. Da sempre l’Aigo, l’associazione gestori ospitatalità e ricettività diffusa, della Confesercenti chiede che venga combattuto l’abusivismo  proprio perché sappiamo  che  esistono hotel, affittacamere, pensioni e  altro che sotto la veste di B&B eludono i doveri fiscali o che si fanno promozione perché al momento è di gran moda.

Siamo al corrente che il Ministro Franceschini sta cercando di mettere ordine a questo comparto, al momento ancora molto confuso e disordinato. Ci sono leggi diverse da regione a regione. Per esempio in Abruzzo l’attività  di B&B è consentita anche in unità immobiliari diverse dalla residenza. In Sicilia, invece, esiste l’obbligo della residenza all’interno del B&B  e un massimo di 5 camere con max 20 posti letto. In provincia di Bolzano  sono autorizzate fino a 6 camere o 4 appartamenti nello stesso edificio. In Puglia  l’attività è consentita anche in unità immobiliari a non più di 50 metri dall’abitazione del titolare.

E’ importante trovare una linea comune nazionale chiara  che metta in evidenza diritti e doveri di chi ha trovato nella gestione di un B&B la possibilità lavorativa che, in questo momento di grande crisi economica, rappresenta una reale risorsa

 

*Presidente Aigo Confesercenti Sicilia

 

 

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